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Data: 26/10/1998 - Ora: 13:19
Categoria:
Politica
L'adozione internazionale, che solo un decennio fa era un fatto eccezionale, ha avuto un picco negli ultimi anni.
Nel 1984 c'erano state 7.301 domande di adozione nazionale contro 2.601 di adozione internazionale, nel 1991 il rapporto è stato sostanzialmente ribaltato con 5.910 domande di adozione nazionale e 12.256 domande di adozione internazionale. Nel 1994 sono stati emanati 751 decreti di adozione nazionale contro 1.712 di adozione internazionale; nel 1995, 784 contro 2.161; nel 1.996 811 contro 2.649; nel '97 926 contro 2.019. I bambini adottati provengono in ordine decrescente dalla Romania (527), dal Brasile (330), dalla Colombia (242), dalla Russia (185), dall'India (143), dalla Bulgaria (100), dalla Polonia (46), dall'Etiopia (37), dal Cile (28), dal Messico (23). Ma ci sono bambini che provengono anche da Bolivia, Ungheria, Guatemala, Ecuador, El Salvador, Vietnam, Moldavia, Venezuela e Marocco.
Gli italiani, insomma, ricorrono prevalentemente all'adozione internazionale e questo non solo perché è più difficile trovare bambini italiani dichiarati adottabili ma anche perché le norme che regolano l'arrivo di un bambino dall'estero sono molto meno restrittive. Non serve, ad esempio, che per il minore straniero sia effettivamente stato riconosciuto lo stato di abbandono come accade per il minore italiano, o che per lui sia stato fatto un serio tentativo di recupero della famiglia d'origine o ancora che l'idoneità della coppia richiedente sia valutata con specifico riferimento alle esigenze del bambino adottabile. Tutti nodi che, assicurano gli operatori, potranno essere sciolti dal disegno di legge presentato dal ministro Turco che ratifica la convenzione dell'Aja, attualmente fermo al Senato.
Secondo il nuovo provvedimento, infatti, dovranno essere istituiti nei paesi aderenti alla convenzione delle autorità centrali addette al controllo delle adozioni internazionali. Non solo, un bambino potrà dichiarato adottabile in un paese straniero solo quando siano falliti tutti i tentativi di inserimento o sistemazione nel proprio Paese. Da questo momento in poi sarà affidato ad enti autorizzati e il suo cammino dovrà essere seguito da vicino, dall'autorità del Paese di provenienza e da quelle del Paese di accoglienza che stileranno particolareggiati dossier sulla sua situazione sanitaria familiare psicologica e sulle sue esigenze. ''Non tutti i genitori sono in grado di gestire un'adozione internazionale - ha detto Adriana Loreti Beghé che fa parte del gruppo di lavoro che ha collaborato alla redazione del disegno di legge - e il bambino reale spesso si discosta da quello ideale voluto dalla famiglia richiedente. L'adozione internazionale deve essere l'ultima spiaggia''.
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