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A Gallipoli i fedelissimi "D'Alema e' D'Alema"

Data: 05/04/2001 - Ora: 10:39
Categoria: Politica

da RepubblicaPer i diessini di Gallipoli, che il presidente del partito e l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema abbia rinunciato alla protezione della quota proporzionale, non cambia nulla. «D'Alema è D'Alema» afferma fiero un'attivista della sezione Ds di Gallipoli dedicata ad Enrico Berlinguer. Qui è tutto a due passi: la stazione ferroviaria, il centralissimo corso Roma, finanche il comitato elettorale di chi ha osato sfidare il loro leader: Alfredo Mantovano, il candidato del centrodestra, delfino di Gianfranco Fini. «D'Alema è D'Alema» continua a ripetere fiero l'attivista diessino che presidia l'ingresso della sezione. A due passi, per lui, è anche la vittoria finale. E allora iniziamo il nostro viaggio nella cittadella del «lider maximo» che ama trascorrere i suoi finesettimana qui, in riva allo Jonio. Week end di mare, ma anche di politica, visto che, tra il mercato del pesce e i ristoranti, sono state realizzate parecchie alleanze di governo. Un vero laboratorio, insomma, che per D'Alema rappresenta non solo un buen retiro, ma un vero rifugio dove pensare nuove strategie. Lo è anche quest'ultima? Probabilmente sì, pensano in molti.
Con la «devozione» al leader che si respira qui, D'Alema non ha nulla da temere. Anche senza proporzionale la sfida, qui, era vera anche ventiquattr'ore fa quando nessuno si sarebbe immaginato che D'Alema avrebbe rinunciato al numero uno del proporzionale per la Puglia, scegliendo di giocare il tutto per tutto solo nel maggioritario, in questo collegio che conta undici comuni, praticamente tutti nelle mani del centrosinistra. Ironia della sorte le preoccupazioni maggiori sono proprio a Gallipoli, che va alle urne anche per eleggere il sindaco, dopo le dimissioni di uno delfini locali di D'Alema, Flavio Fasano. Dicono che sia dovuto intervenire direttamente il leader per evitare che Fasano si candidasse con una lista civica. Invece l'ex sindaco resterà nel centrosinistra, organico ai Ds, grande sponsor di D'Alema, al fianco del candidato sindaco dell'Ulivo, l'avvocato Biagio Palumbo, dello Sdi. La base diessina avrebbe voluto un diessino, ma la coalizione si è allargata: non solo Ds e Ppi, ora ci sono tutti, compresa Rifondazione comunista. E anche la lista civica «Polis» che è orientata a candidare Antonio Vallebona, ex assessore della giunta Fasano, alle politiche strizza l'occhio più a sinistra che a destra. «Sarà una battaglia dura ma D'Alema è in vantaggio di 8 punti su Mantovano», afferma con ottimismo il segretario sezionale dei Ds di Gallipoli, Marcello Strazzeri, docente universitario a Lecce ed ex consigliere regionale della Puglia. «Apprezzo il gesto di D'Alemadiceche è di grande significato politico».
Stesso apprezzamento del sindaco di Alezio, Fernando D'Aprile che rimarca la differenza tra la rinuncia di D'Alema e quella di Mantovano: «D'Alema lo fa per far posto ad altri, Mantovano ha cercato un posto più conveniente con tutte le polemiche che ne sono nate». Il segretario provinciale dei Ds a Lecce, Umberto Uccella, prima dell'incarico di partito, era tra gli organizzatori della campagna elettorale per D'Alema nel ‘94 e nel ‘96: «Né la prima, né la seconda volta ha avuto bisogno del proporzionale. Ma con tutto il rispetto per l'amico Peppino Caldarola il ruolo di capolista in Puglia spetta al leader e il leader è D'Alema per quanto il suo gesto sia comprensibile e condivisibile». Che questa campagna elettorale sia diversa, Uccella ne è convinto: «Questa volta D'Alema è candidato dopo essere stato presidente del Consiglio». La macchina tritavoti dei Ds dunque è pronta per partire. Lo assicura Uccella, lo conferma un altro attivista sezionale: «In due serate abbiamo raccolto già 500 firme». Alla «Enrico Berlinguer» aspettano che cominci l'ennesimo direttivo sulle amministrative, ma la tensione è tutta per D'Alema. Vigilano i diessini sull'elettorato gallipolino: «E sì, è un po' duretta» confida Antonio.
Incrociano le dita, i diessini, anzi i dalemiani doc di Gallipoli contro la tentazione del voto disgiunto: voti per il centrosinistra alle amministrative e per Mantovano per le politiche, come avvenne alle regionali dell'anno scorso quando molti voti del candidato del centrosinistra, Luigi D'Amato, finirono su Fitto anziché su Sinisi. «Ho già trovato due famiglie che faranno così», dice preoccupato Carmine. Ma Clemente esorcizza i timori: «Per Mantovano questo è un collegio tabù». Forse ha ragione lui. Basta percorrere i quaranta chilometri della statale 101 che da Lecce porta a Gallipoli per capire che è Mantovano a dover rincorrere l'avversario al quale aveva proposto un mese fa di giocare la sfida di Gallipoli tutta sul maggioritario: non c'è un cavalcavia che non sia stato tappezzato, forse abusivamente, dalle gigantografie dell'onorevole di Alleanza nazionale. «Mantovano alla Camera. La certezza» si legge sul manifesto anche a Gallipoli, davanti al ponte per il borgo antico. «Ma quale certezza?» ribatte Antonio. Per lui e per tanti gallipolini come lui «D'Alema è D'Alema».

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